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Thyago in Wonderland · Pieve Emanuele (MI)

La nostra storia

Un piccolo mondo, grandi attenzioni

Tutto è iniziato con una manina e un Dobermann

Non ricordo quel giorno. Eppure è il primo ricordo che la mia famiglia conserva di me insieme a un cane.

Non camminavo ancora. I miei genitori mi avevano portata in un prato e lì c’era un grande Dobermann nero. Mentre tutti osservavano la scena con un po’ di timore, io mi avvicinai a lui senza paura.

Con la naturalezza che solo un bambino può avere, infilai la mia piccola mano nella sua bocca pronunciando una sola parola: «Pappa».

Quel cane rimase immobile. Mia madre racconta ancora oggi quell’episodio con un misto di stupore e tenerezza. Forse è stato proprio lì che tutto è cominciato. Non con la paura, ma con la fiducia: con la capacità istintiva di vedere un cane non come qualcosa da temere, ma come qualcuno da conoscere.

Per molti anni il mio sogno fu quello di avere un cane tutto mio. Da bambina, però, quel desiderio rimase tale. La vita mi regalò tanti gatti, che mi accompagnarono negli anni in cui andai a vivere da sola, ma dentro di me continuava a esserci quel piccolo desiderio rimasto nel cassetto.

Poi, quasi trentacinque anni dopo quel prato, arrivò il momento che avrebbe cambiato tutto. Mia madre decise di prendere un Barboncino. La accompagnai a conoscerlo. Non immaginavo che quel cucciolo avrebbe cambiato la mia vita.

Lo chiamammo Thyago, un nome scelto perché ci trasmetteva dolcezza ancora prima di pronunciarlo. Poco tempo dopo, per motivi familiari, mia madre non poté più tenerlo con sé. Fu allora che io e mio marito Stefano lo accogliemmo nella nostra casa.

Da quel giorno Thyago non è stato soltanto il mio cane. È diventato il mio compagno di viaggio, il mio migliore insegnante e, senza che io lo sapessi, il primo mattone del Wonderland.

All’inizio lo portavo all’asilo qualche volta. Non perché non avessi tempo per lui: ero convinta che un cane avesse bisogno di qualcosa che andasse oltre una semplice passeggiata. Aveva bisogno di incontrare altri cani, imparare a comunicare, rispettare tempi di gioco e tempi di riposo, vivere esperienze.

Un giorno, proprio entrando in quell’asilo, vidi un piccolo cartello appeso alla vetrina. C’era scritto: «Corso Addestratore ENCI».

Non ci pensai due volte. Non mi iscrissi perché immaginavo di cambiare lavoro. Non avevo ancora in mente un asilo. Volevo soltanto imparare capire il mio cane, essere una persona migliore per lui.

Così, per un anno intero, ogni fine settimana io e Thyago partivamo insieme. Lezioni teoriche, lezioni pratiche, errori, scoperte e risate. Ogni esercizio rafforzava il nostro rapporto. Ogni weekend imparavo qualcosa di nuovo. Ma soprattutto imparavo a guardare Thyago con occhi diversi.

Nel luglio del 2025 arrivò un’altra meravigliosa notizia: scoprii di aspettare una bambina. Da quel momento il percorso ENCI cambiò significato. Thyago non era più soltanto il cane con cui stavo imparando: diventò il nostro custode. Mi accompagnò durante tutta la gravidanza con una sensibilità che nessun libro avrebbe mai potuto insegnarmi.

E nel dicembre del 2025, con quasi otto mesi di gravidanza, sostenni l’esame finale ENCI. Esame scritto. Esame pratico. Insieme io, Thyago e la mia piccolina, che silenziosamente era già con noi.

Quel giorno non ottenni soltanto un attestato. Compresi quale sarebbe stata la strada della mia vita. Il Wonderland non era più soltanto un sogno: aveva finalmente iniziato a prendere forma.

Perché Wonderland?

«Wonderland non è stato scelto perché suona bene. Wonderland è casa.»

Molte persone mi chiedono: «Perché hai deciso di aprire un asilo per cani?»

La verità è che io non ho mai immaginato un asilo nel senso tradizionale del termine. Quando penso al Wonderland non vedo box. Non vedo cancelli. Non vedo un posto dove lasciare il proprio cane in attesa di tornare dal lavoro.

Vedo una casa. Un luogo sicuro. Un posto dove ogni cane possa sentirsi accolto. Dove possa giocare se ne ha voglia, riposare quando ne sente il bisogno, imparare a conoscere altri cani, essere rispettato nei suoi tempi, ricevere coccole. E soprattutto sentirsi amato anche quando, per qualche ora, la sua famiglia è lontana.

Perché questo è ciò che vorrei per Thyago. Ed è ciò che desidero offrire a ogni cane che entrerà nel Wonderland. Per me non esistono semplicemente «clienti»: esistono famiglie che mi affidano una parte del loro cuore.

È proprio per questo che ho scelto di chiamarlo Wonderland. Alice nel Paese delle Meraviglie è il cartone che porto nel cuore da quando ero bambina. Non è mai stato soltanto un film: è sempre stato un luogo in cui rifugiarmi, un mondo in cui fantasia e realtà si incontrano.

Con il tempo quel mondo è diventato parte di me, così tanto da accompagnarmi ogni giorno.

Wonderland è la casa che ho sempre desiderato costruire. Per me. Per Thyago. E per tutte quelle famiglie che un giorno decideranno di affidarmi il loro migliore amico.